#HarryPotter20: Generazione Harry Potter, venti anni dopo

Guardarsi indietro a venti anni di distanza è commovente e al tempo stesso confortante. Quando abbiamo conosciuto Harry Potter avevamo all’incirca 10, 11, 12 anni. Poco importa la cifra esatta, perché da quel momento è sempre stato una presenza costante nella nostra vita: un unico grande libro da leggere e rileggere, un unico grande film da guardare fino a impararne le battute a memoria, un frequentissimo argomento di conversazione che non era mai fuori luogo ma, soprattutto, un enorme specchio nel quale trovare riflessa la propria adolescenza e che, inconsciamente, ci guidava e ci forniva insegnamenti preziosi (solo in seguito avremmo capito quanto) mentre attraversavamo gli anni forse più complessi e per alcuni versi difficili nella vita di un essere umano: l’adolescenza.

Le conoscenze e le amicizie andavano e venivano, ma Harry era sempre lì, pronto ad accoglierci nel suo mondo, un mondo credibile e pulsante come il nostro ma di gran lunga più affascinante, un mondo che inizialmente ci ha attratto per le bacchette e i manici di scopa ma nel quale (anche questo lo avremmo capito poi) la vera magia erano le persone e le loro scelte, l’amore e la morte. La vera magia era questa unica grande storia di formazione che ci forniva uno spaccato della durata di sette anni sulla vita di un bambino orfano che, più o meno nostro coetaneo, scopre di essere un mago. La magia propriamente detta era appunto solo un pretesto perché, mentre ci addentravamo nei libri e mentre crescevamo con loro alternando fasi cupe a fasi radiose, scoprivamo che la vera magia era appunto l’amore, in tutte le sue forme e sfaccettature. Tempo fa ho visto delle bellissime illustrazioni realizzate con l’obiettivo di descrivere parole intraducibili presenti nelle varie lingue del mondo. Mi ha fatto pensare ai diversi modi che abbiamo di categorizzare ciò che ci circonda in base alle parole che usiamo per descriverlo e al fatto che ho sempre trovato strano e meraviglioso al tempo stesso il fatto che la parola “amore” possa racchiudere così tante manifestazioni di affetto: quella tra amanti, quella tra genitori e figli, tra amici, quella per persone con cui stabiliamo forme di empatia che trascendono la razionalità, quella per ciò a cui sappiamo di appartenere. Ecco perché non è poi del tutto banale affermare che la magia dietro a Harry Potter è proprio l’amore nella sua accezione più ampia e inclusiva. Un amore che, sopravvissuto alla morte, salva il mondo.

Continua a leggere su Portus.

Advertisements